Situazione vaccini: ecco a che punto siamo

Situazione vaccini: ecco a che punto siamo
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Situazione vaccini: ecco a che punto siamo

Vaccini. Tema caldo, quasi pericoloso da trattare al giorno d’oggi, soprattutto per la radicalizzazione di alcune posizioni che, in maniera molto semplificativa, possono essere riassunte in: PRO-VAX e NO-VAX.

E nel mezzo?


Nel mezzo c’è tutto il resto degli italiani che vorrebbero capirci qualche cosa, che magari si fidano pure di uno Stato che vorrebbe fare prevenzione, ma che spesso (purtroppo) si trovano spiazzati dalle posizioni prima menzionate.

Perché?


Perché troppo spesso (e insisto col “purtroppo”), le argomentazioni dell’una e dell’altra parte vengono urlate anziché spiegate, perché non si fa informazione ma “manipolazione”, perché non si cerca di trasmettere una “buona pratica” ma un obbligo.

Ma vediamo alcuni fatti sui vaccini


Il primo vero vaccino fu quello contro il Vaiolo (scoperto nel 1796 dall’inglese Edward Jenner), ma forse il più famoso è quello contro la Poliomielite, una malattia virale che nel ‘900 si espresse in diverse drammatiche epidemie, bloccando fra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso fino a mezzo milione di persone (con migliaia di morti).



L’Antipolio, introdotta in via definitiva dal ’63 grazie alle ricerche di Albert Sabin, risolse in maniera definitiva il problema. Altra pietra miliare fu l’introduzione della cosiddetta trivalente (Morbillo-Parotite-Rosolia) inventata da Maurice Hilleman e introdotta nei primi anni ’70. Grazie alla trivalente, per esempio, il morbillo (e i relativi morti) sono solo un lontano ricordo in tutto il mondo occidentale. In Italia l’Antivaiolo fu sospeso in via definitiva nel 1981, anche se nel frattempo erano diventati obbligatori i vaccini contro difterite (1939), polio (1967), tetano (1968) e Epatite B (1991).

La storia dei vaccini è quindi lunga e, mi permetto di osservare, ricca di successi dato che grazie a questi farmaci non solo è stato possibile curare milioni di persone ma anche fare prevenzione ed estirpare quindi certe malattie altrimenti mortali.

Perché allora oggi c’è un coro di protesta contro l’estensione vaccinale?


In parte perché il Governo in carica, nel 2017, con l’innalzamento del numero di vaccini obbligatori a tredici e con la scelta di adottare certe drastiche misure contro i trasgressori (multe fino a 7.000€, negazione della patria potestà), certamente non ha saputo spiegare il perché di cotanto allarme ma ha preferito invece la via dell’imposizione dall’alto. Dall’altro perché molti genitori, comprensibilmente spaventati da certi risultati vaccinali (insorgenza per esempio di autismo come effetto collaterale) opportunamente amplificati dalla rete e da certe fonti poco attendibili, hanno preso di petto la situazione trincerandosi dietro a un NO-VAX tout court.

A onor del vero bisogna dare atto al Governo di aver ridimensionato sensibilmente la precedente legge (riducendo non solo le pene ma anche il numero totale di vaccini obbligatori), e comunque si ritiene che quello che dovrebbe sempre valere è il buon senso: pochi casi accertati non possono fare statistica e d’altro canto imporre certe scelte senza saperle spiegare né provando a creare una cultura della prevenzione appaiono come scelte del tutto irrazionali.

L’Italia, per altro, è uno dei Paesi dell’Unione Europea con il più alto numero di vaccini obbligatori, ma va anche sottolineato che spesso, nel resto dell’Europa, c’è un senso di unità civile che qui da noi purtroppo spesso viene a mancare.

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